… un po’ di più

… un po’ di più

Ho deciso di pubblicare su questo blog una parte del mondo letterario che finora avevo condiviso solo con pochi amici. Pubblicherò a puntate sul blog la sitcom letteraria che scrissi nell’ormai lontano 2017: Calcarone By Night. Calcarone (da leggere Càlcaron) è una città fittizia che prende il nome dal quartiere dove trascorrevo le mie vacanze estive, un luogo da dove gli adulti sono stati estromessi e non compaiono se non nelle parole dei protagonisti. In Calcarone By Night rivivono personaggi solo all’apparenza monodimensionali, dove il fulcro della storia sta nell’analisi dei testi e dei mezzi attraverso i quali la narrativa moderna ci nutre. Il mio intento era immediatamente metaletterario, cercando di ragionare su vari generi televisivi e letterari, in un modo che fosse il più leggero possibile, cioè attraverso la forma della sitcom.

Cosa succede però quando la ribalta e il retroscena si mischiano? A quale deviazioni porta questa follia? E quando lo scrittore stesso si mischia insieme ai lettori come protagonisti di una storia?

Beh, dietro ogni lavoro c’è sempre un’idea, ma ho la credenza che ogni idea letteraria debba essere presentata in modo piacevole, anche nei suoi voli più pindarici. Al di là delle pippe filosofiche, questa storia va letta come si legge un numero di un manga: con leggerezza.

I racconti, gli estratti di romanzi e le poesie che raccoglierò nel blog hanno un intento più strettamente sociologico-filosofico-letterario nel senso più schifosamente serio del termine: raccontare lo spaesamento di una gioventù impaurita di una lontana provincia ormai profondamente globalizzata, lo zipper blues degli Smashing Pumpkins.

Prima di lasciarvi alle letture che spero possano risultarvi stimolanti e piacevoli – o anche solo carine eh – vi chiederei di non analizzare le storie, le azioni e le parole dei personaggi con gli schemi della correttezza politica, perché siamo stanchi di sentire le persone guardare “l’indice e non la luna”: scusatemi ma è un atteggiamento stupido e oscurantista. La realtà è tristemente un’altra, anche dietro la più inverosimile delle storie ci sta una realtà di fondo, che nessun indice può oscurare.

Inoltre, ho deliberatamente scelto di “scrivere male”, quindi consiglio di non leggere le storie nemmeno con la correttezza formale che si richiede normalmente ad un sedicente scrittore italiano. Siamo stanchi di scrivere temi e saggi brevi dalla prima volta che ce ne hanno assegnato uno. La scrittura come la poesia è parola parlante e invenzione stilistica, formale e semantica continua. I tre atti ci hanno rotto il cazzo: la vita non ha tre atti; Onepiece che, volenti o nolenti, è l’opera letteraria più letta in Italia, non ha tre atti, se non per una superficiale approssimazione. Pindaro mi ha insegnato a scrivere, non Cicerone. Easton Ellis, William Burroughs, non Manzoni, non il Premio Strega di turno. Fanculo le scuole, we don’t need no education.

Bisogna guardare alla scrittura contemporanea come si guarda un lavoro di Rothko o di Hockney, non certo un Velazquez. Non ce ne frega nulla del fatto che Picasso sapesse disegnare come un rinascimentale a sedici anni: è pur sempre diventato famoso per gli sgorbi. Ed è la voce degli sgorbi e dei personaggi viventi della mia provincia che voglio consegnarvi, secondo le forme stilistiche astratte che trovo più vicine alla loro dirompente personalità. In questo l’arte figurativa è certamente più matura. Nemmeno il miglior Shakespeare potrebbe mai imitare la natura di un dialogo fra le mie due vecchie zie che si insultano in un dialetto incomprensibile, nemmeno il miglior Michelangelo saprebbe ritrarlo. Allora perché non prenderlo come un gioco? L’arte figurativa lo ha capito.

La parola poetica e artistica ha poco a che fare con le strutture e con il concetto, ancora di meno col significato.

Mi viene in mente una frase di un grande musicista del novecento con la quale vorrei lasciarvi:

parlare di musica è come ballare di architettura

Frank Zappa

Ballateli i miei racconti, easy. Aspettatevi di mangiare qualcosa di nuovo, non siete entrati da McDonalds.

Unisco le mani in segno di preghiera e mi inchino a voi, come fanno gli attori di teatro, che praticano meditazione accanto al ferramenta di Zio Nino, e non hanno ancora capito chi tra i due è il vero artista.

Rock ‘n Roll 🙂