Candeggina per bianchi

Candeggina per bianchi

Colombo

Certe sere che non si è organizzato nulla, l’aria è immobile e nessuno ne vuole sapere di scollarsi dai televisori e i cellulari.

Le foto altrui ci scorrono davanti come guardrail d’autostrada e l’unico senso che c’è, è dormire fino all’indomani e così via.

Anche la luce sembra più lenta a volte ed una certa flemma mi prende.

Decido che è ora di vedere un film al cinema sotto casa. E’ ora, sì. Sono le undici: comincia l’ultimo spettacolo e spero di non incontrarci nessuno.

Al cinema Sirio si fanno i film di nicchia, i film di culto e i film d’autore.

Come si può intendere, alle undici e’ un luogo di raccoglimento e preghiera.

Il mare d’inverno straborda nelle case con rumori di catastrofe, ma non un urlo, non delle fughe, non c’è anima viva qui d’inverno, solo qualche Sri Lankese di ritorno dal lavoro.

Mi giro verso la luce della scuola sempre accesa e la mia misantropia si sente a suo agio.

Scelgo un documentario in bianco e nero sul ritrovamento di migliaia di pellicole di film muti fra i ghiacciai del Klondike. Una storia che mi sembra piuttosto toccante.

Una zitella 40enne mi vende sbadigliando il biglietto, che pago coi centesimi: dovranno chiudere più tardi a causa mia.

Compro dei pop corn al burro dalla stessa tipa e con molta calma li assaggio facendoli appiccicare alla mia lingua. Prendo l’ascensore per l’ultimo piano dei tre.

Lì dentro, mentre guardo nel vuoto, immagino la zitella che mi accoltella alle spalle mentre ciuccio i miei pop corn, seduto sulle mia comoda poltroncina e poi mi tortura fino alla morte. Immagino che mi filmi insieme al suo fratello maligno, cresciuto in un sottoscala e che rivedano la scena eccitati tutta la notte, sgranocchiando pop corn insanguinati.

Davanti alle tende scure, nessuno mi controlla il biglietto, mentre dal grande finestrone a scorrimento vedo un povero gabbiano che plana. Faccio caso ad una ragazza che fuma affacciata. La immagino complice del mio omicidio. Faccio un tiro dal mio inalatore contenente salmeterolo ed entro nella sala.

Ci saranno una ventina di posti, una sala per proiezioni di nicchia, più che cult o d’autore. Il mio cuore si compiace.

Presto la luce si spegne e la proiezione parte in automatico. Sono in prima fila, come sul divano di casa, ma senza rotture di coglioni.

Parte il film.

Ci sono tre persone sulla spiaggia, inquadrate dall’alto.

Sono tre persone a caso con ombre lunghe, sono tre persone vestite da sera.

Lo schiumeggiante frangersi porta sulla spiaggia cocci di vetro.

Una donna è in mezzo ai due uomini, parla ad uno vestito di camicia di lino bianca che sembra tessuta con la schiuma del mare.

Sembrano piccoli, minuscoli in confronto al mare profondo notturno e non si capisce di cosa stiano parlando, come se non parlassero di niente.

La scena non si smolla, è la stessa inquadratura da un pezzo ormai, però il mare continua a battere sulla sabbia. E allora che diavolo sta succedendo mi dico?

Mi volto a guardare il flusso di luce in alto, che mi acceca per un po’.

“hanno sbagliato film”. E’ la ragazza, la ragazza che fuori fumava.

Mi volto e cerco di non darle conto.  D’altra parte non è possibile che abbiano sbagliato film, sono professionisti questi.

Hai idea di come funzioni un cinema, oca da quattro soldi?

“Non ci credo” le sento dire ancora.

“ssh” le faccio io, che santodio siamo in un cinema. Non ti puoi permettere di urlare come e quando vuoi nel bel mezzo di una proiezione. Non si rende conto di disturbare gli altri spettatori?

“ ma vaffanculo!”.

Ora sta esagerando, me ne vado, sì, eccome, vado a lamentarmi con la direzione di questa donnaccia maleducata.

Faccio un altro lungo tiro, mentre l’inquadratura si sposta in un campo largo che inquadra sempre gli stessi soggetti.

Parlano o non parlano? Ora mi sembra che parlino.

Il terzo personaggio estrae una pistola e spara al tizio con la camicia, forandogli il cranio.

Un punto rosso come un brufolo lascia correre un rivolo di sangue.

Sento un rumore come di tende. Magari quella stronza se n’è andata.

Mi allungo sulla poltrona finalmente, ora che la proiezione sembra entrata nel vivo e continuo a sgranocchiare, permettendomi anche qualche rumore di troppo.

I due sono adesso ad un tavolo spoglio, la donna sembra spaventata, mentre l’uomo fissa il nulla, forse ubriaco. Lo capisco da un bicchiere di liquido giallo che gli trema in mano.

Ad un tratto, come il tocco di un’iguana mi sento prendere la coscia. Sussulto e cerco il mio inalatore.

E’ quella strega, ancora lei.

“Scusi, lei deve essere impazzita signorina” gli faccio io, devo dire, anche un po’ intimorito adesso.

Di tutta risposta, mentre prima ciarlava come una segretaria isterica, ora mi fissa senza parlare, occhi negli occhi.  Si lecca le labbra e apre la bocca leggermente prima di parlare.

“questo film io l’ho già visto, è quello della scorsa settimana” e lascia scorrere la mano verso la parte alta, verso il cavallo.

Questo ha tutta l’aria di essere uno stupro. Le prendo la mano e la poggio sulle sue medesime dannate cosce. Lontano dalle mie medesime.

“mi piaci, non è un caso che siamo capitati nello stesso cinema” e salta addosso a me cavalcioni, con la sua minigonna di pelle finta, che sarà plasticaccia, e muovendosi il capello corvino indietro, cerca di sbottonarmi la camicia.

Questo è uno stupro, questo è un tentativo non autorizzato di fare del sesso con la mia persona.

La schiaffeggio urlando e chiamando aiuto, ma lei sembra quasi contenta di quella mia reazione e mi avvicina il viso al mio che quasi posso cogliere gli errori nell’applicare quell’eyeliner nero sui suoi occhi azzurri.

Deve essere drogata o posseduta, mi dico, mentre si leva la t-shirt dei Sonic Youth: tra l’altro una band di merda.

Appena vedo i suoi capezzoli turgidi e il tatuaggio lungo il fianco, dico che è abbastanza e do un senso a tutte le ore di educazione fisica che ho fatto a scuola, scaraventandola gambe all’aria.

Ma guarda un po’ in cosa si può trasformare una serata al cinema!

“Tu mi distrai ogni volta che vengo al cinema a quest’ora. Ti guardo e non riesco a toglierti gli occhi di dosso, che quasi quasi non faccio più caso allo schermo. Io ti voglio. Devi essere mio, ho deciso”.

Dove ho lasciato il mio spray al peperoncino mi chiedo, mentre salto da una poltrona all’altra cercando di risalire la sala. Ma lei è sempre là, come il difensore di una nazionale di calcio, a marcarmi stretto.

“Perché scappi? Come ti vesti lascia intendere che tu voglia fare l’amore con qualcuna. Perché non con me?

Sono bella, sono ricca, figlia di un medico, sono brava a letto” e la vedo  sporgere quelle sue labbra rosse e carnose verso me, rosse e calde come l’inferno. In tutti i modi cerco di incrociare oggetti nella speranza che possa scappare di fronte al simbolo di Cristo, ma nulla. E’ un demonio ignorante.

“Coi tuoi occhiali da nerd, il tuo inalatore, coi tuoi ricci crespi, scommetto che giochi anche ai videogiochi e molto pure, scommetto che leggi i fumetti dell’uomo ragno e mangi da McDonalds. La colpa è tua se ho voglia di te, la colpa è del tuo modo di fare promiscuo. Lo so che lo vuoi, dove scappi? Rendi solo più dure le cose”.

Dietro i teloni neri so che ci dovrebbero essere le finestre. Ma siamo al terzo piano, non posso pensare di saltare da questa altezza.

Quella intanto sta tirando fuori delle manette dalla borsetta borchiata. Ma guarda un po’ che non ci può nemmeno vestire con la maglia degli Iron Maiden che questa maniache subito pensano che sei uno facile.

I suoi lunghi capelli soffici e vorticosi profumano come nelumbi, che, come sapete, sono i fiori che portarono all’oblio la vigile mente dell’eroe Ulisse. Devo stare molto attento, potrei rimanerne sedotto e assuefatto.

In tutti i modi cerco di divincolarmi dalla sua morsa, ma sfiorandole il sedere, noto che è muscolosa e deve fare squat come una matta. Non credo riuscirò ad averla vinta.

“Sai di chiuso, mmmh, non devi uscire molto dalla tua stanza”.

“vade retro essere immondo, bruto!” ma le forze cominciano a mancare e dispero presto.

C’è poco che io possa fare ormai, se non lasciarmi andare alle sue bramosie.

“ti piacerà tranquillo” mi dice baciandomi il collo, cospargendomi di saliva, e con orrore sento che le gambe cedono e scivolo verso le fredde mattonelle.

“sapevo che eri uno facile” mi sussurra all’orecchio, quando è ormai sopra di me, e infila nel mio orifizio auricolare la sua linguaccia biforcuta.

Sento le sue dita viscide, sbottonare il mio pantalone bianco, proprio quello che mi ha comprato la mamma la scorsa settimana, e tira giù la lampo.

Pensare alla mamma mi fa per un attimo bloccare il fiato, chissà cosa penseranno di me amici e parenti.

Con la mano cerco di afferrare il mio inalatore, ma non ci arrivo.

Mi stringe un foulard intorno al collo.

Sento una fitta al basso ventre. Poi la sua vagina bagnata.

Lei si agita su di me come un’ossessa urlante. Io quasi non ci vedo più, quasi svengo.

Tutto si fa confuso, tutto si mischia. E mentre lancio un’occhiata allo schermo, una lacrima scende dal mio volto.

Quando ha finito, getta delle banconote su di me e va via.

Rimango sdraiato a guardare i soffitto. Sento il film dire qualcosa a proposito del pesce crudo.

Mi sollevo i pantaloni, mi abbottono la camicia, ma sto ancora tremando e striscio quasi come un verme.

Non vedendomi uscire, una volta finito il film, la zitella 40enne sale al terzo piano e mi trova riverso a terra che non respiro più. Urla invece di darmi una mano.

Con l’ultimo sforzo le chiedo l’inalatore. Riesco a fare un lungo tiro.

“ che cosa ti è successo? Che cosa ti è successo?” ripete la donna, ma non ho alcuna voglia di parlarne.

Torno a casa, mi infilo nel letto e penso a quanto il mondo sia cattivo.

2 commenti

  • Questo è il racconto meno interessante a mio parere. Lo trovo un po’ volgare, un po’ banale, credo che contribuisca molto a quest’idea il modo in cui i personaggi si avvicinano, l’ambiente e l’assenza di altri elementi che non siano lui, lei ed il cinema. E poi ci sono molti vicoli ciechi nella narrazione. Qual è lo scopo dell’insinuare il dubbio nel lettore che il film sia quello sbagliato? Forse sono io a non comprendere bene il punto della storia in generale, ma insomma l’unica cosa che ho apprezzato è quella sorta di ironia finale nel ricordarsi che il protagonista è un uomo, quando per tutto il tempo sembra quasi di leggere la cronaca di uno stupro femminile. Credo sia davvero difficile trattare questi temi senza svilirli e purtroppo non riesco ad evitare di pensarci mentre leggo. La volgarità in generale non mi disturba, di solito la sai esprimere bene tramite il linguaggio e lo stile, ma qui è insita nella trama, e in qualche modo mi infastidisce.
    Scusa la sincerità (:

    1. Questo è un racconto adolescenziale e credo si veda. L’ho salvato perché mi piaceva il personaggio del nerd. L’ironia non sta nel fatto che si tratti di un uomo, quanto nel fatto che sia un reietto che solo “in un film sbagliato” si può immaginare una scena del genere. E’ totalmente antinarrativo: “ma questi sono dei professionisti ochetta, ti pare che sbagliano film”. Non volevo semplice invertire un cliché, volevo creare il caos e quel sentimento del contrario che lascia un vuoto dietro di sé. Comunque apprezzo le tue critiche … però magari riuscissi a tornare a questa leggerezza di intenti.

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