Il mio cuscino a Tubingen

Il mio cuscino a Tubingen

Tubingen

Sento l’odore di dieci teste sconosciute che sono state poggiate sulla federa di questo cuscino. La settimana scorsa ci ha dormito mia cugina, un mese fa ci ho dormito con una ragazza che ho conosciuto ad una serata a Stuttgart. Per sei mesi non ho cambiato le lenzuola, cioè da quando sono arrivato in Germania. Sento ancora l’odore dei loro capelli. Ci ha dormito mia sorella una sera che ero via, lo sento sul cuscino, che mi sta soffocando. E’ stupido pensare di poter morire poggiandosi un cuscino in faccia. Il cuscino in faccia: Il sapore delle creme del viso di Xenia, vagamente associabile alle lenticchie che mi serviva a colazione con il latte. Il mio alito sapeva unicamente di secchezza e gin tonic. Lei mi consigliava di trovarmi qualcosa da fare per la giornata in cui sarebbe stata via. Quando è andata via, ha dormito Anna con me. Il suo era un profumo di terra selvaggia, probabilmente le discendenze sarde. Il suo sudore salato impregnava le lenzuola. Io lo leccavo via dai suoi tatuaggi. Il cuscino sapeva ancora di verace papilloma. “Il mio bambino, il mio bambino” continuava a ripetere, mentre mi massaggiava le spalle e mi strofinava i suoi peli pubici sul sedere. L’odore era quello di Alessio, lo ricordo ancora, tenevo il cuscino davanti al viso, anche con Anna, e sentivo l’odore di Alessio. Lo avevo fatto dormire in stanza e percepivo ancora l’aroma dello zenzero delle sue birre. Io stavo a dormire da Philip. La stanza era totalmente invasa dal fumo di erba e cessi otturati – da me, a detta sua. Philip era il migliore amico che avevo trovato durante il mio periodo di studio in Germania. Ascoltava i Jethro Tull ed era motorizzato, non sapeva di francese per nulla. Aveva una Skoda comprata di seconda mano a Tubingen. Gettava continuamente birra sul tappeto persiano finto e sulle sue lenzuola che stavano sempre in terra. Stava con una donna sposata di Karlsruhe, che aveva conosciuto in un bowling, e lei aveva dormito un paio di volte da lui, mentre il marito era via per viaggi di lavoro. Li sentivo sbattere contro il muro che separava le nostre stanze, mentre annusavo il cuscino, allora come adesso, dove aveva dormito Annika, prima di tornare dal suo tipo che sembrava Harry Potter. Le tedesche profumano di foresta, di campeggio perenne e i capelli grezzi sanno sempre di autunno. In autunno Philip era tornato a Tubingen da Karlsruhe e mi aveva detto che la sua donna era rimasta incinta. A detta sua, era incinta del marito. Era andato a lavorare la mattina presto in ospedale con la Skoda e mi aveva detto di lasciargli un bigliettino, se avessero portato qualcosa per lui. Quella notte avevo il  naso ben piantato dentro le gambe aperte di Alison. Tutta la notte avevamo parlato di Forster Wallace e del fatto che voleva scrivere la sua tesi sulla navigazione e le crociere. Si era bagnata in modo esagerato, credo che fosse una sorta di fetish mediterraneo. Sentivo l’odore alcalino del suo detergente intimo che si andava raggrumandosi sul mio cuscino. Mentre sentivo quell’odore, con il naso dentro la sua fica, Philip respirava dentro la maschera da aerosol che indossava: il monossido di azoto e di carbonio del tubo di scappamento, che gli invadevano gli alveoli. Seduto nella sua auto, chiudeva gli occhi e piangeva, mirando come da una fessura gli alberi, le staccionate e i cervi scomparire. Poi bussarono alla mia porta, ma la mia bocca stava ancora odorando il clitoride, ormai asettico, di Alison. Poggiai un attimo la testa sul cuscino scocciato e lei sorrise, guardandomi dall’alto e scuotendo i suoi stupidi capelli troppo americani. L’aria filtrò attraverso le fibre della federa Ikea, un odore pungente, chimico, come di sogni infranti e maniacali. Qualcuno fece scivolare un biglietto sotto la mia porta. Sentivo l’odore della vita e non sapeva di niente.

8 commenti

  • Come leggere un racconto di Bukowski ma scoprire che quello sporcaccione spettinato e in disordine non è una vecchia Spugna morta chissà quando dalle parti dell’Hudson ma quell’ incorreggibile e tanto ammirato del tuo amico del palazzo di fronte

  • Questo brano risveglia i sensi, riesci a distinguere gli odori e le fragranze come fossi lì con la tua testa sul quel cuscino. A tratti respiro e a tratti soffoco. Rimango sempre a bocca aperta per la capacità che Angelo ha nel raccontarti e farti vivere esperienze scritte in un testo, ma che sono vive. Quanto orgoglio!

  • Neanche il profumo di suskind aveva reso così vividi nella mia mente l’essenza di certi odori e in particolare quello delle birre allo zenzero di Alessio

  • Caro Angelo, questo è il pezzo migliore: un esercizio stilistico che si trasforma in riflessione. Ci sono tanti livelli, uno sensoriale, così evidente che ci porta ad afferrare il nostro cuscino per odorarlo e tentare di ricordare; uno narrativo, più tradizionale, dove l’oggetto in questione ci introduce di soppiatto nella vita del narratore e delle su varie conoscenze, che tiene sempre alta la curiosità; e l’ultimo livello, infine, che ci fa vivere e poi analizzare l’insoddisfazione del protagonista. Le tre cose essenziali di un buon racconto: sentire, immaginare e riflettere. Scrivi più di questi esperimenti, e fa’ sì che li leggiamo.

    1. Hola Dylan, grazie per la tua lettura. Mi piace il minimalismo di certi autori americani. E’ soprattutto il “non detto” che riempie di valore alcuni racconti. In un altro dei racconti che hai letto la “Fenice” indica spesso gli sfondi delle fotografie. Credo che sia là il mistero della grande letteratura. Io vorrei arrivare a riassumere 100 pagine inutili in una frase, affinché si dica: pensavo fosse una merda, poi una frase mi ha cambiato il punto di vista. Senza le altre 100 pagine però quella frase risulta più inutile delle stesse.

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